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Come si traduce “Oratorio” in
tutte le lingue? In realtà non è traducibile, è
una parola italiana che, per essere tradotta in
qualunque altra lingua, ha bisogno di più
parole. A noi però è venuta questa idea: la
parola “Oratorio” si può tradurre con “Ciao” in
tutte le lingue. Il saluto può “tradurre”
l’Oratorio, perché dice l’esperienza semplice e
significativa che si fa sempre nei nostri
oratori: sentirsi salutati è sapersi accolti e
riconosciuti. Oggioratorio, la “giornata degli
oratori” del 2008 vuole far riflettere su questa
grande realtà: l’Oratorio accoglie tutti, in
oratorio tutti devono sentirsi a casa propria,
fino a rendere l’Oratorio ampio e vario come un
mondo bello e abitabile.
Nel 2000 i massimi dirigenti
delle Nazioni di tutto il mondo stabilirono 8
grandi obiettivi da raggiungere entro il 2015
per fare del mondo un posto migliore per tutti.
Siamo giunti già oltre la metà del percorso e
molto resta ancora da fare. Gli oratori possono
e vogliono dare il loro contributo, sia
ricordando gli otto obiettivi, sia
concentrandosi su quello che riguarda più da
vicino i ragazzi e i bambini: garantire
l’educazione primaria per tutti.
Gli oratori sono ambiti
generosi e privilegiati di educazione e di
accompagnamento alla crescita per tutti i
ragazzi. Sarà bello cogliere l’occasione del 26
maggio 2008 perché ogni comunità oratoriana
verifichi la propria tensione e funzione
educativa (la riconosce anche una legge dello
Stato), magari raccogliendo lo spunto per
incrementare le possibilità di educazione alla
mondialità, intesa come educazione
all’accoglienza, al desiderio di conoscere il
mondo degli altri, alla gioia di sentirsi parte
viva di una famiglia grande come il mondo amato
da Dio Padre di tutti.
don Massimiliano Sabbadini
Presidente del Foi
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